Giu 13 2011

La nuova scienza delle facoltà mentali

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E’ arrivato il momento di inquadrare la nuova scienza delle facoltà mentali in una cornice teorica. Credo di essere riuscito a trovare la spiegazione scientifica per confutare la malattia mentale in senso stretto. La mia prospettiva di studio viene incoraggiata nell’aver prima immaginato e successivamente trovato i contributi più significativi di biologia.
Queste scoperte mi consentono di dare il mio contributo alla divulgazione della nuova scienza. Il libro orienterà e faciliterà il lettore alla comprensione e al valore scientifico (10 Premi Nobel) di ciò che sostengo da molti anni: una scienza delle facoltà è più che mai necessaria per evitare il peso e le conseguenze spesso drammatiche di essere classificati in una o più diagnosi psichiatriche. Gli scienziati già da molti anni sono riusciti a confutare il dogma centrale della biologia molecolare. Nel 1953, data della scoperta del DNA, si credeva che l’informazione avesse una unica direzione DNA RNA.
Ma non è solo così, l’informazione viaggia anche nella direzione inversa: RNA DNA.
In questo nuovo libro si consolidano le tesi che sostengo dall’inizio delle pubblicazioni dei miei saggi: “Sviluppo psicologico del feto nelle 40 settimane di gravidanza” (2008), “La scoperta della mente” (2009), e degli articoli pubblicati sul blog: ”La mente non si ammala”, “Quelle che noi chiamiamo idee”. Queste sono le chiavi concettuali che mi hanno aperto le porte per entrare nella nuova scienza delle facoltà mentali. Questo libro incoraggerà le lettrici e i lettori a difendersi dall’oppressione della malattia mentale (nel caso in cui ce ne fosse bisogno). I maggiori contributi pubblicati dai ricercatori di tutto il Mondo, che per le loro scoperte sono stati insigniti del Premio Nobel per la medicina, ne costituiscono i capitoli scientifici. Ho utilizzato questi contributi per perorare al meglio il mio convincimento: la malattia mentale è stata costruita, percepita e subita come la piaga più grave di questa nostra società. Una piaga che esala miasmi pestiferi che si espandono invisibili minacciando la salute dei bambini e degli adulti. Ma come possiamo difenderci dal contagio di questa malattia i cui bacilli sono invisibili persino al microscopio elettronico, alla risonanza magnetica?
Come possiamo difendere noi stessi e i nostri bambini?
Sappiamo che ognuno di noi è soprattutto l’espressione sociale di un apprendimento culturale.
Da questa prospettiva anche la malattia mentale viene considerata un apprendimento. La maggiore consapevolezza di ciò orienterà l’adulto e di riflesso il bambino a cambiare i suoi vecchi ed errati investimenti oppressivi e distruttivi indotti da modelli aberranti, a vantaggio di apprendimenti volontari che sono l’espressione di competenze cognitive complesse particolarmente facilitate in ambiente di giuoco. Questa realtà ludica consentirà al bambino di percepirsi un soggetto attivo carico di potenzialità intellettive che si esprimeranno con una migliore postura, coordinazione e fluidità di linguaggio verbale. Non dimentichiamoci la coordinazione del movimento volontario fetale nelle 40 settimane di gravidanza: i pattern (modelli) motori del bambino sono stati sincronizzati e fluidi per tutto il periodo di gestazione. Questa evidenza ci conferma che anche il bambino con ritardo di apprendimento è stato un bambino con abilità pari agli altri nati, e che ad oggi non manifestano nessun problema di crescita e di acquisizione delle competenze culturali e motorie in ogni grado temporale di sviluppo. Sviluppo avvenuto nelle interazioni tra interlocutori animati e inanimati per il raggiungimento dell’autonomia nel realizzare il miglior adattamento all’ambiente, che si abita, o si frequenti. E’ ingiusto far gravare sui nostri figli errori generati e diffusi da paure troppo spesso indotte al solo fine di un arricchimento fine a se stesso! Ma… non ho capito! Perché non diventare tutti più ricchi e più sani facendo nuovi investimenti creativi? Investire di più sulla salute delle persone e non più sulla malattia è una priorità urgente. La nuova scienza delle facoltà mentali proposta dal Premio Nobel E. R. Kandel per la medicina e fisiologia [2000] contribuirà al riscatto della povertà generato dalla malattia mentale sulla popolazione della Comunità europea.

“La Nuova scienza delle facoltà mentali” può aiutare le lettrici e i lettori affinché possano raggiungere il benessere psicofisico senza essere o ritenersi dei malati. L’Europa, l’Italia, le regioni, le province, le città e le famiglie non possono più tollerare e sostenere l’alto costo che genera la malattia e la conseguente perdita di ricchezza non prodotta dai suoi membri perché condannati alla pena della relegazione, ed esiliati alla malattia mentale. La malattia mentale con i suoi rimedi (il farmaco e la pensione) si sono rivelati tossici e non più tollerabili dalla comunità. Noi tutti, oggi più di ieri, ci troviamo a contrastare, smascherare e fare luce sul “male oscuro della malattia mentale”.

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Feb 07 2010

Sviluppo linguaggio e comunicazione

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"Origini, sviluppo e patologia". (Camaioni -a cura di-:" La Teoria della Mente").
Il presente lavoro mi stimola per dare anche un’altra possibile spiegazione:
La mia prospettiva parte dall’assunto dell’arbitrarietà dei segni e per tentare una spiegazione utilizzerò la mia riflessione sulla teoria della mente. Cito testualmente un passo del contributo di Alan M. Leslie:
<<Il bambino di due anni fa finta che una banana sia un telefono ( il bambino vede un oggetto sul tavolo e vede che è una banana)>>…,
Chi scrive crede che il bambino di due anni esegue delle operazioni mentali sulla base di segni e forme naturali e sociali ,le quali l’adulto nel ruolo di insegnante della cultura di appartenenza denomina e trasmette. Denomina convenzionalmente anche il reale non costruito dall’uomo, esempio, in lingua italiana, banana: il frutto commestibile del banano, a forma oblunga, di colore giallo. Questo prodotto naturale che cresce sulla Terra, non è stato, né pensato dalla mente umana, né costruito dalla mano dell’uomo. Inoltre l’uomo denomina sempre convenzionalmente i suoi artefatti culturali, esempio: il telefono. Il bambino sul tavolo vede un oggetto, la banana, la mente del bambino la rappresenta in modalità universale. La banana si presta più di altre forme a sua disposizione per esperire l’azione vista eseguire dall’adulto che volge l’attenzione e lo sguardo verso il telefono che squilla, si avvicina camminando rapidamente e con la mano afferra la cornetta, la porta all’orecchio e inizia a parlare ad un oggetto inanimato. Quindi, egli apprende per imitazione la manipolazione e l’uso degli oggetti nell’ambiente che abita ; la banana ha una forma che si presta bene all’imitazione di portarla all’orecchio e di iniziare a parlare (potrebbe usare anche un’altro oggetto). Il bambino semplicemente continua a comunicare con il suo interlocutore, l’adulto, che parla con un oggetto all’orecchio. Il bambino ha necessità di emulare un nuovo pattern comunicativo con l’adulto. Quando il bambino sentirà il trillo del telefono e riuscirà a conquistarsi la cornetta, sperimenterà che dalla stessa, dopo averla portata all’orecchio, sentirà un’altra voce che non è la sua. In questo modo esperisce e manipola anche la funzione degli oggetti concreti inanimati che lo circondano e che si animano per mezzo delle facoltà sensoriali dell’uomo.
Il bambino non ha mai pensato di far finta in quanto i suoi meccanismi sensoriali interni di regolazione dell’informazione non si sono mai distaccati nell’elaborare la realtà percepita che si determina in quel contesto, ovvero in una situazione formata da stimoli naturali e culturali: la combinazione di questi elementi percepiti determina la realtà relazionale del bambino con l’adulto (e non solo) in un ambiente complesso. Solo in un secondo tempo l’esperienza viene discriminata: spazio, dimensione, forma, altezza, larghezza, profondità, temperatura, durezza, odore, sapore, colore e ruvidità, così da avere più informazione per sincronizzare il migliore adattamento al grado di realtà proporzionale all’esperienza ; l’oggetto percepito partecipa alla costruzione del contesto, lì, in quel momento. Gli interlocutori utilizzano rappresentazioni mentali unitarie e universali. I bambini non eseguono una distinzione automatica tra realtà naturale o culturale.
La metafora della medaglia ci può aiutare per prendere consapevolezza delle due facce della realtà. Queste sono intrinsecamente legate e quindi vengono percepite non come due facce della realtà, ma come l’unica faccia della realtà. Esempio: nella moneta di € 1 il centro è il reale naturale e la corona <<dorata>> il prodotto culturale. Ciò è indipendente dalle due facce della moneta. Quindi non riesco a trovare nella mia speculazione teoretica una possibile evidenza che ci possa essere un meccanismo distaccatore della realtà. I linguaggi che la realtà mette a disposizione del bambino gli consentono una fast comunications shared adult, ovvero una comunicazione veloce con l’adulto per soddisfare i suoi bisogni. Egli, il bambino, insieme all’adulto, manipolano la realtà che li circonda.
Tornando alle prime esperienze esterne, egli, il bambino, nei primi mesi di vita, dopo il capezzolo della madre o la tettarella del biberon per nutrirsi di cibo ed affetto, esplora gli altri oggetti, per esempio: un libro, lo <<legge>>, lo scopre portandolo alla bocca, lo lecca, lo sbava, lo assaggia, lo batte ripetutamente in terra.
Leslie ci dice che il bambino utilizza un meccanismo distaccatore interno che gli consente di distinguere la finzione dalla realtà.
Quando Leslie nella sua teoria usa la parola REALTA’, cosa intende? Cosa vuole dire?
La parola realtà ci indica due stati: in primo luogo, la realtà interiore di ognuno di noi, compresa quella del bambino; in secondo luogo, la realtà esterna: che a sua volta è formata da una porzione di ambiente naturale, sul quale abbiamo costruito i nostri artefatti e su cui gravita il nostro organismo. L’interazione di questi elementi determina i contesti relazionali a cui l’uomo partecipa con le sue peculiarità. La realtà che ci circonda viene elaborata dal cervello per mezzo della percezione sensoriale, il prodotto carico d’informazione emotiva determina le nostre rappresentazioni mentali
Quindi, ritengo utile ritornare sulla distinzione tra realtà naturale e i manufatti culturali.
Chiedo, a Leslie, il suo distaccatore da quale realtà ci dovrebbe distaccare?
Dalla realtà interna? Esterna? Naturale? Culturale? Esempio: il linguaggio del pensiero silenzioso e invisibile; il linguaggio non intenzionale delle espressioni facciali; il linguaggio intenzionale e non intenzionale dei gesti, il linguaggio verbale e non verbale. Tutto questo vale per tutte le espressioni linguistiche utilizzate sul pianeta Terra.
La regolazione sensoriale interna definisce il flusso di pensiero, seleziona e sincronizza il materiale esperito in rappresentazione mentale. Questa funzione può essere evocata anche solo con dei frammenti dell’esperienza. L’esperienza ha la sua coloritura emozionale: rassicurante, o minacciosa. La nostra capacità rappresentativa interna, influenzata dalla qualità dell’informazione ricevuta, determina il nostri sentimenti. Questi a sua volta si manifestano in atti distruttivi o creativi.
Il nostro Sistema di integrazione sensoriale esperisce gli elementi linguistici distinti e definiti convenzionalmente dalla cultura di riferimento per elaborare una o più asserzioni per poi passare a un’altra.
Sono queste asserzioni che noi denominiamo con simboli, concetti, modelli, paradigmi, regole e così via. Questi e non altri sono gli strumenti, le chiavi concettuali ed emozionali che ci permettono di costruire o decostruire la realtà relazionale interpsichica (creativa o distruttiva) e intrapsichica (conflittuale o armonica ). Il conflitto interno ed esterno si manifesterà in distruttività interna ed esterna; l’armonia esterna si manifesterà in creatività interna che a sua volta si manifesta in benessere interiore e atti creativi; tra questi c’è la realtà del gioco.

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Feb 03 2010

Autismo

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Il bambino autistico non interagisce con l’interlocutore, anche se ha ricevuto gli stimoli naturali e culturali degli ambienti abitati. E’ come se egli non orientasse la sua attenzione all’interazione del linguaggio verbale e non verbale. E’ come se il linguaggio verbale lo percepisse "un rumore di fondo", un rumore su cui non riuscirebbe a discriminare i suoni e i significati linguistici.

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Gen 16 2010

Critico d’arte Fattino Tedeschi

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 La scoperta della mente da sempre

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Gen 16 2010

WordPress recensioni libri

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"La scoperta della mente"
Dopo il libro "Lo sviluppo psicologico del feto" (il libro ispirato alla Tesi di laurea in Psicologia e intitolata "L’influenza del nascituro sul comportamento della madre in gravidanza: le vie, i mezzi, il luogo e i confini della comunicazione nei 266 giorni dal concepimento") ecco arrivare il nuovo libro di Roberto Scarponi intitolato "La scoperta della mente".
Anche questo libro, che merita certamente di essere letto, è interamente autoprodotto e forse, anche per questo, è un’ "opera" a tutti gli effetti.

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Nov 29 2009

Presentazione libro

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Invito 

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Nov 04 2009

Alda Merini

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Alda Merini

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Gen 05 2008

Sviluppo Psicologico del Feto nelle 40 Settimane di gravidanza

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Set 28 2007

Interazione corpo- mente

52° Cartel

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Set 21 2007

La mente non si ammala

 

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